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venerdì, 19 giugno 2009
Lasciar andare e consegnarmi al flusso,
senze perdere il mio centro.
Io non so dove vive l'equilibrio,
pensavo di averlo intuito,
così riparto da zero.
Ricerco una guida
tra le mie vibrazioni
per vibrare insieme.
La simultaneità di pensiero e azione
è un valido istinto?
Non lo so, ma lo cerco,
Troppi pensieri per una sola azione!
domenica, 07 giugno 2009
Speciale N. Radhakrishnan in Italia:
Gli strumenti della pace siamo noi
di Erica Galligani
Perché è anche il mio sensei
Radhakrishnan ha incontrato i giovani romani presso il Centro culturale. In questa occasione ha raccontato la storia degli incontri con Daisaku Ikeda e di cosa lo ha colpito in quest'uomo
La prima volta che ho incontrato Daisaku Ikeda è stato nel 1984, ed è stato come imbattersi in un magnete di compassione, saggezza, amore e amicizia. Da allora ci siamo incontrati una o due volte all'anno. A volte è venuto lui in India, altre volte sono andato io a Tokyo. Ma ci siamo incontrati anche in Canada o negli Stati Uniti.
Il primo libro che ho scritto è stato Daisaku Ikeda un uomo e una missione, e mi rendo conto che più scrivo su di lui, più mi sento legato a lui. Per me è come un argomento che non si esaurisce mai. Io vedo Gandhi in lui, in un certo senso lo considero il mio maestro.
Ikeda è il più grande promotore di pace. Dovreste essere felici di essere suoi discepoli. Quando lo conobbi ero molto giovane. Lui era già un uomo maturo, aveva fondato l'università Soka e io mi sentivo piccolo in confronto a lui, ma si rivolgeva a me totalmente alla pari. Anche se è un grandissimo leader, tratta tutti in maniera paritaria. Questa è una cosa veramente grandiosa che non avevo mai riscontrato in nessun altro.
Riguardo alla relazione con le persone, mi sono chiesto come sia possibile che Ikeda si ricordi di tutti. Poi ho capito che è il Daimoku: lui recita per ogni persona, ed è questo che gli permette di abbracciare tutti.
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09:05
| commenti amicizia, saggezza, dialogo, , buddismo, sensei, compassione, soka gakkai, daisaku ikeda, il nuovo rinascimento, radhakrishnan
sabato, 06 giugno 2009
Come è difficile intraprendere la strada della coerenza, far sì che le proprie azioni siano il più possibile aderenti alle parole e ai pensieri. E' molto difficile anzi, creare armonia tra pensieri, parole e azioni, perché quando non c'è mi allontano, se non c'è giudico quando in realtà dichiaro che non voglio giudicare, ammiro chi lo è o chi comunque si sforza di esserlo. E' necessaria tanta chiarezza e consapevolezza ed anche una pratica quotidiana che ci sostenga e ci apra le prospettive e che ci aiuti soprattutto a pulire dentro, poiché spesso ci sono troppe cose in eccesso dentro di me. Quando mi sento così decido di ricominciare da capo per riscoprire l'entusiasmo e il cuore del principiante. Si, è importante ricominciare da capo, per non sentirmi mai arrivato, perché non si arriva ma si percorre. Forse se rifaccio più volte il percorso arrivo a qualcosa in più sostenuto dall'esperienza accumulata, ricordandomi che in alcuni tratti del percorso sono stato superficiale perché mi sono fatto prendere predere dall'ansia della meta. Sto cercando di sostituire il giudizio con l'osservazione, ricordando che il "Gohonzon", per noi buddisti della Soka Gakkai, è l'oggetto di culto per l'osservazione della mente e non del " giudizio " della mente.
postato da shakespeare1975 |
11:09
| commenti (2) cuore, consapevolezza, mente, buddismo, entusiasmo, coerenza, principiante, chiarezza, gohonzon, soka gakkai, oggetto di culto
domenica, 24 maggio 2009
Corro contro vento da stamani, così volano gli aquiloni, contro vento, chi li fa volare deve correre contro vento fino a che quel vento che gli andava contro non si trasforma, in un attimo soltanto, nel suo sostegno, l'aquilone si fa gonfio, si riempie d'aria e prende il volo. Non esistono altri segreti per far volare gli aquiloni.
Allora cerco dove il vento soffia contro, e spero di essere capace di saper spingere forte, ma non con il corpo e basta, ma con tutto me stesso, con tutta la mia forza vitale e spiccare il volo. Voglio essere un aquilone dai colori sgargianti, ma capace di trasportarmi dietro i pannelli delle quinte e assistere da dietro.
Cercare sempre un nuovo punto di vista fa bene. Scioglie la tensione dell'aggrapparsi continuamente al nostro vissuto, così non cediamo il passo alla vita, che vuole continuare ad esprimersi con tutto quel nuovo che abbiamo da vivere. Io ricerco il nuovo anche nel passato d'accordo, ma lo rivoglio nuovo, non mimetizzato, ma nuovo, più consapevole e più disposto a rafforzare la mia direzione rideterminandola.
mercoledì, 08 aprile 2009
Sinceramente io. Come è difficile! Essere sinceri con se stessi, intendo, nel mio caso è anche sinonimo di dolore, perché quando sono sincero al 100% divento trasparente e si vede tutto, l'unica cosa che mi permettere di superare questo scoglio è aprire totalmente il cuore e raccogliere tutta la forza vitale dall'antico passato verso l'infinito futuro! E vincerò anche questa volta!
Grazie infinite Luca
Invito alla lettura:
le riunioni con Josei Toda
Domande e risposte
Molti sono i dubbi che possono nascere sull’interpretazione e l’applicazione degli insegnamenti buddisti a situazioni specifiche. Le volte in cui Toda (di solito nella parte finale delle riunioni) dava spazio alle domande dei membri, in un attimo si alzavano molte mani ed egli rispondeva in rapida successione ai quesiti più diversi e che spesso riguardavano questioni di interesse generale.
Nell’occasione in cui si incontrarono per la prima volta, una delle cose che maggiormente colpirono il presidente Ikeda, fu proprio il modo in cui Toda rispose alle sue domande. Negli anni seguenti, conserverà sempre una speciale ammirazione per la precisione e la chiarezza con cui il suo maestro rispondeva: racconta che, qualunque fosse la domanda, «Toda rispondeva sempre in maniera suprema».
Domanda: «A causa del mio lavoro non ho molto tempo per recitare: come posso fare?»
La rivoluzione umana, vol. 6, pagg. 215-6
di Daisaku Ikeda
«Vediamo di risolvere la questione del nostro amico che desidera abbreviare Gongyo. Prima di tutto vorrei ricordarvi che la nostra fede cresce come risultato della pratica e della disciplina. Potremmo fare l’esempio di un allievo in una scuola di scherma. Supponiamo che il maestro d’armi vi dica che per ottenere dei validi risultati occorre tirare cento colpi di spada alla mattina e centocinquanta la sera, senza un solo giorno di sosta.
«Voi, tuttavia, avete il tempo di tirarne solo trenta alla mattina, perché dovete fare le pulizie e avete altri impegni; lo stesso vale per la sera. Bene, chi credete che otterrà risultati migliori, voi, che siete legati mani e piedi al vostro ambiente e non riuscite a seguire le direttive del maestro o un altro allievo che le segue alla lettera, anche a costo di sacrificare il riposo? La risposta a questa domanda è identica alla sua. Ciò che più conta è la determinazione e la perseveranza.
«Anche un Gongyo di quindici minuti produrrà benefici se nel momento in cui lo fate vi mettete la stessa energia di colui che lotta con la spada in mano. Se siete davvero così impegnati, provate a recitare il sutra o il Daimoku a bassa voce durante le pause del lavoro o sulla strada di casa. In questo caso, tuttavia, occorre fare attenzione che la gente intorno a noi non ci ritenga degli alieni.
«Ci sono due modi di recitare Daimoku: uno si chiama doku e indica la recitazione fatta davanti al Gohonzon; l’altro detto ju, si riferisce alla recitazione senza Gohonzon e produce gli stessi benefici. Se recitate a mente in treno o in ufficio, state praticando ju. Se continuerete a farlo con costanza, ben presto, anche senza notare la crescita della vostra determinazione, vi renderete conto che forse vale la pena di alzarsi mezz’ora prima la mattina per fare Gongyo nel modo più adatto.
«Se invece restate dell’idea che potete seguire un rito abbreviato più adatto alla vostra situazione, non otterrete alcun beneficio. Ha capito?»
«Sì, signore, grazie».
Domanda: «Come si può far crescere e sviluppare il luogo in cui si è responsabili?»
La rivoluzione umana, vol. 7, pag. 31
di Daisaku Ikeda
«Prima di ogni altra cosa dovete rivolgere le vostre preghiere al Gohonzon e fare Gongyo con assiduità, mattina e sera. Non cercate di nascondere i vostri difetti. Dovete trattare ogni persona con compassione e rispetto, senza cercare semplicemente il riconoscimento altrui.
«Dovete sforzarvi di crescere, in modo da poter conservare la vostra dignità e nello stesso tempo simpatizzare con tutti i vostri membri. Dovreste essere in grado di far notare loro i difetti e di aiutarli a superarli senza esitazione. I leader della Gakkai esistono per il bene della gente, per la Legge, per kosen-rufu. Non dimenticate mai di accogliere con grande benevolenza e apertura mentale i vostri membri.
Domanda: «Qual è il modo migliore per riavvicinare alla pratica coloro che se ne sono allontanati?»
La rivoluzione umana, vol. 7, pag. 32
di Daisaku Ikeda
«C’è sempre una ragione in base alla quale una persona decide di lasciare la sua fede» rispose Toda. «Per quanto possa sembrare un motivo futile, resta comunque una ragione precisa. Nella maggior parte dei casi siamo noi che non riusciamo a valutarne correttamente il peso. Se solo riuscissimo a far parlare la persona in questione e a farle esprimere le sue lagnanze, il problema sarebbe risolto. Quello che voi dovete fare è cercare di spiegare al vostro interlocutore il corretto punto di vista, basato sulla fede. Se riuscite a farlo, egli ricomincerà a praticare di certo.
«In breve, quello che più conta è la vostra guida paziente, diretta a far emergere il vero problema. Una cosa desidero chiedervi: non trascurate mai l’importanza dei momenti che dedicate al dialogo con le altre persone, nel tentativo di capire il loro punto di vista e di mettere in evidenza i loro errori nell’ambito della fede.
Domanda [posta da un giovane]: «Non so che strada intraprendere nella vita e temo che una scelta sbagliata possa pregiudicare il mio futuro lavorativo: desidererei fare una professione che mi permettesse di mettere a frutto le mie capacità. Si deve accettare un lavoro anche se non coincide con le proprie aspettative?»
La rivoluzione umana, vol. 8, pag. 161-2 (estratti)
di Daisaku Ikeda
«Tu vorresti un metro di misura per scegliere la tua strada, è questo quello che chiedi?» rispose Toda con sicurezza. «Il metro di giudizio è il valore».
Poi si intrattenne a spiegare l’importanza del lavoro.
«Il signor Makiguchi era solito dire che è stupido seguire le cose che ci possono piacere più o meno senza tenere conto dei vantaggi e degli svantaggi. È molto sbagliato preoccuparsi soltanto di ciò che ci reca vantaggio senza tenere conto dei principi di bene e male. Lui intendeva spiegare che ognuno spera di trovare il proprio lavoro ideale, ovvero un impiego che sia piacevole (che esprima cioè la bellezza), che porti beneficio a chi lo svolge (che generi quindi il guadagno) e che sia utile alla società (esprimendo così il bene). Tuttavia la vita non è così semplice come noi speriamo. Sono pochissime le persone che riescono a realizzare la loro aspettativa di un lavoro ideale, mentre nella maggior parte dei casi le persone sono costrette a svolgere lavori che non avrebbero mai pensato di fare.
La domanda da porsi è la seguente: che fare in questi casi? Io vorrei suggerire a voi giovani di non lasciarvi scoraggiare anche di fronte a simili circostanze. Piuttosto dovreste riversare tutte le vostre energie nell’attuale impiego, applicandovi in esso e cercando anche di migliorarne le caratteristiche.
«Ricordate sempre che avete il Gohonzon dalla vostra parte, che esprime la Legge fondamentale in grado di liberare un’energia incredibile da dentro di voi. Lavorate sodo per quanto sgradevole sia il vostro lavoro, indirizzate le vostre preghiere al Gohonzon e sforzatevi al vostro meglio. Verrà certamente il momento in cui troverete un lavoro che vi piace, che vi reca beneficio e che contribuisce al bene della società nel suo complesso. Ogni aspetto dei lavori che avrete svolto fino a quel momento diventerà una preziosa esperienza. La fede si manifesta nella vita quotidiana e nella società. È questo il potere del Buddismo di Nichiren Daishonin».
Domanda: «Prima di venire a questo corso buddista, ho detto alla mia famiglia che, grazie ai benefici della pratica, la mia malattia sarebbe guarita. Ora vorrei che lei guarisse la mia malattia»
La rivoluzione umana, vol. 6, pag. 217
di Daisaku Ikeda
Le parole di quell’uomo fecero infuriare Toda.
«La sua richiesta assomiglia alla lettera anonima di un delinquente. Lei ha mai recitato sinceramente davanti al Gohonzon, sforzandosi di contribuire al progresso di kosen-rufu? Provi a pensare a quante persone lei è riuscito a convertire al Buddismo e quale contributo ha dato al suo capitolo. Solo una persona impudente osa chiedere al Gohonzon dei benefici senza servire il Budda. Il Budda non ha alcun obbligo nei nostri confronti né deve curare i nostri mali. Se lei si scusa immediatamente del suo atteggiamento pretenzioso e comincia a praticare con sincerità, non c’è ragione per cui il Gohonzon non mostri anche a lei il suo infinito potere. Io stesso pregherò con tutto il cuore per la sua guarigione».
Domanda: «Ci sono situazioni in cui mi sento incapace di prendere una decisione perché non so se decidere in base alla ragione o in base a quanto mi suggeriscono le mie sensazioni: cerco di decidere ma non ci riesco. Come si può fare per conciliare ragione ed emozioni?»
La rivoluzione umana, vol. 7, pag. 167 - vol. 8, pagg. 190-1
di Daisaku Ikeda
La razionalità e l’emotività sono due stati che attraversano fasi alterne, in relazione alle circostanze. In genere la contraddizione di cui tu parli sorge nel momento in cui la nostra vita è dominata da istanze egoistiche. Se invece il nostro stato vitale è elevato, razionalità ed emotività possono tranquillamente convivere. Di solito si ritiene che le due cose siano in contrasto tra di loro ma, invece, esse possono essere complementari e rappresentare uno stimolo per una persona impegnata in una nobile causa. Il fattore decisivo che scioglie il nodo del tuo dubbio, è l’obiettivo verso il quale puntano ragione ed emozioni.
«Ci sono circostanze in cui la ragione sembra spingerci a rifiutare cose che emotivamente sentiamo di accettare. In altri casi razionalmente approviamo determinate situazioni, ma le nostre emozioni vanno in senso opposto. Tutto questo indica che stiamo ancora ragionando a un livello molto superficiale. Se riflettiamo un po’ più a fondo, ci sarà un momento in cui ragione ed emozioni si armonizzeranno e le azioni che ne scaturiranno saranno diretta conseguenza di questo accordo.
«Se viviamo un conflitto, significa che non abbiamo considerato qualche aspetto della cosa e questo ovviamente ci impedisce di compiere una scelta. Né le emozioni né la ragione sono all’origine delle azioni. Sono i meccanismi della vita a rappresentare la causa effettiva delle azioni.
«La gente è propensa a considerare ragione ed emozioni come due forze opposte, ma questo dipende dal fatto che non si prendono in esame i meccanismi della vita. Una volta che le persone vengono risvegliate alla realtà essenziale che esiste nel profondo della vita umana, il flusso della vita stessa che scorre attraverso passato, presente e futuro, saranno in grado di capire che ragione ed emozioni non sono altro che due aspetti di una medesima realtà. Non vi è nessuno che sia privo di razionalità o di emozioni. L’accordo tra i due aspetti o l’eventuale conflitto dipende dal fatto che lo stato vitale sia puro o contaminato.
«Prendiamo il caso di Nichiren Daishonin. Il comportamento che tenne per tutta la vita potrebbe essere definito una perfetta fusione di ragione ed emozioni: la grande ragione nella forma della suprema Legge del Buddismo e la nobile emozione che continuò incessantemente a lottare per la salvezza delle persone infelici. Sebbene noi viviamo a settecento anni di distanza, come suoi discepoli dovremmo considerare ragione ed emozioni allo stesso modo. Solo così saremo in grado di agire liberi dalle illusioni».
martedì, 07 aprile 2009
Desideravo condividere con voi questo articolo tratto da buddismo e società, è molto utile approfondisce un aspetto importante del karma, l'alleggerimento della retribuzione karmica. Ora di nuovo mi ritrovo ad affrontare una nuova sfida, riportare i piedi nel passato più doloroso con la consapevolezza del presente per la gioia del mio futuro. Cazzarola è una sfidona!! Non avete idea! Tornare a rispondere a domande su quelli che sono stati i mesi più dolorosi della mia vita, il periodo in cui ho fatto più male alla mia vita.
Ma io vincerò!
Buddismo e Società n.121 marzo aprile 2007
Speciale:
Ma prima si diceva così
intervista a Tamotsu Nakajima
Dopo gli approfondimenti e le riflessioni su quanto scrive Ikeda nel Mondo del Gosho, e dopo successivi confronti in redazione, è scaturita l'esigenza di precisare il significato di alcuni principi buddisti, di cui si parlava molto in passato, che ci sembrava suggerissero l'idea di una eliminazione del karma piuttosto che di una sua trasformazione. Per chiarirci le idee abbiamo posto alcune domande a Tamotsu Nakajima. Ecco un breve resoconto del nostro incontro.
Nel Mondo del Gosho il presidente Ikeda parla di trasformare il karma piuttosto che di estinguerlo, eliminarlo. Ci sono però due principi che tornano alla mente e sembrano indicare un'altra possibilità. Il primo è il concetto di sange, o pentimento, nel brano che dice: «Se desideri esprimere il tuo pentimento [fare sange] siedi eretto e medita sulla vera entità della vita. Allora tutte le tue colpe svaniranno come rugiada o brina alla luce del sole della saggezza eterna».
In questo caso sembra che il karma non si trasformi ma scompaia.
Questa è una frase della Raccolta degli insegnamenti orali che dice esattamente: «Punto quarto, sul brano: "L'intero mare degli impedimenti karmici / nasce dai pensieri illusori. / Se vuoi pentirti, / siedi eretto e medita sul vero aspetto. / Allora tutte le colpe, come brina o rugiada, / possono essere dissolte dal sole della saggezza". La raccolta degli insegnamenti orali dice: "Tutte le colpe" sono gli impedimenti karmici che derivano dai sei organi di senso, e questi [impedimenti] sono come brina o rugiada. Perciò, benché essi esistano, possono essere dissolti dal sole della saggezza. Il sole della saggezza è Nam-myoho-renge-kyo, che Nichiren ha e sta propagando ora nell'Ultimo giorno della Legge. Le parole "sole della saggezza" si riferiscono sia al Budda che alla Legge» 1.
La brina quando si scioglie al sole non scompare ma cambia forma. È impossibile che si annulli. Così il nostro karma attuale contiene la totalità di tutte le azioni compiute dall'infinito passato, niente o nessuno può cancellarle. Quello che può cambiare è l'impedimento karmico, cioè l'influenza che il karma esercita sulla nostra vita.
Il significato di questa frase della Raccolta degli insegnamenti orali è che, grazie alla potenza del sole di Nam-myoho-renge-kyo, gli impedimenti karmici che si posano come brina sulla vita si dissolvono.
Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo cercando di avere lo stesso cuore di Nichiren questa pratica diventa talmente potente che riusciamo a realizzare pienamente la nostra vita.
Dunque tutto dipende dalla nostra intenzione?
Sì. Io penso che la Legge sia talmente grande che noi non riusciamo a concepirla all'interno della nostra idea del tempo e dello spazio. Normalmente noi ragioniamo così: in quanto tempo abbiamo creato il karma che abbiamo adesso? Un tempo infinito, perché nel nostro karma attuale sono contenute tutte le azioni passate. Quanto ci vorrà per cambiarlo? Un tempo equivalente. In questo modo però stiamo dando alla Legge lo stesso valore del karma che abbiamo creato.
Invece il valore della Legge è infinito. La Legge è compassione, armonia, contiene tutto il valore e il potere che ha ogni singola persona, da quando è nata la Terra. Se una persona in quell'istante nel suo ichinen di fede riesce a mettere tutto il tempo passato, infinito, in quell' ichinen riesce a trasformare tutto il futuro. Come si riesce a valorizzare così l' ichinen? Con il Daimoku e il Gohonzon. E con il desiderio della felicità per tutto ciò che esiste.
C'è un brano della Raccolta degli insegnamenti orali che dice: «Se in un singolo istante di vita esauriamo le sofferenze e gli sforzi di milioni di kalpa, allora istante dopo istante sorgeranno in noi i tre corpi del Budda di cui siamo eternamente dotati». 2
Se riusciamo a mettere tutto questo in un istante possiamo trasformare totalmente la nostra vita. Noi dovremmo praticare con questo tipo di ichinen.
Quindi si può far diventare un singolo attimo equivalente a tutto il passato?
Se si considera il tempo dal punto di vista fisico no. Ma mi riferisco alla potenzialità o capacità della Legge stessa.
Anche il concetto di alleggerimento della retribuzione karmica sembra che non riguardi la trasformazione ma piuttosto l'eliminazione di almeno una parte del karma. Tempo fa si faceva l'esempio di un debito di centomila lire con la banca che puoi estinguere con cinquemila lire.
L'esempio non mi sembra tanto corretto, perché quello che ho creato ricevo. Se semino grano raccolgo grano, non riso. Quindi come posso pensare che una cosa che ho creato diventi più leggera di per sé?
La questione è un'altra. Per me che sono piccolo un peso di cinquanta chili è pesante. Per una persona forte non è pesante. In ogni momento sono messe a confronto la situazione che vivo e la forza vitale che ho. Mi sembra pesante o non mi sembra pesante, il karma? A seconda della mia forza vitale, della mia convinzione, quel karma può anche diventare la mia missione. La medesima cosa se la vedo dal mondo di Animalità mi dispero, se la vedo dal mondo di Bodhisattva gioisco. La cosa è la stessa, ma a seconda di come sto la vivo diversamente.
Mi spiego meglio. Consideriamo una tendenza karmica: mi innamoro, mi lascia. Rimango male. La prima volta sto malissimo, la seconda un po' meno, la terza o la quarta volta viene fuori che anzi sto meglio adesso. Praticando cambia il mio stato vitale, cambia la mia tendenza. Sono io che sto cambiando, il karma è quello che è, può tornare, ma io, cambiando il mio punto di vista, affronto il problema in un altro modo.
Vuol dire che si soffre di meno?
Trasformare il karma non significa passare dalla sofferenza all'assenza di sofferenza, ma essere capaci di gioire anche nella sofferenza.
Quindi il problema non è la quantità di sofferenza, né capire da dove deriva quello che ci accade. O valutare se è pesante o meno. Bisogna fare come dice il Gosho. Ho un problema: il Gosho dice che se credo risolvo. Se non credo non funziona. Il Buddismo è assoluto, le altre valutazioni sono relative. Non c'è una bilancia per pesare il karma, dipende da come ciascuno lo affronta.
Nel Gosho si parla proprio di alleggerimento.
Nel Sutra del Nirvana si parla della teoria dell'alleggerimento del karma. "Alleggerimento della retribuzione karmica" è la traduzione di ten ju kyo ju: se una cosa pesante rotola ( ten significa rotolare), si riceve leggera. Immaginiamo una cosa pesante. Se rotola come una bicicletta sembra più leggera.
Cosa significa questo? Dedicandoci alla Legge mistica, cioè abbracciando la pratica per sé e per gli altri insegnata da Nichiren Daishonin, diventiamo più forti e riusciamo a vivere la nostra esistenza quotidiana nei nove mondi in maniera dinamica, come se fosse più leggera.
In origine i bodhisattva erano Budda, poi hanno costruito un karma per vivere e dimostrare il funzionamento della Legge di Nam-myoho-renge-kyo. Se facciamo nostra la missione dei Bodhisattva della Terra e riusciamo a pensare così del nostro karma allora questo non è più un peso; siamo noi che lo stiamo alleggerendo, trasformandolo da impedimento in occasione.
Si potrebbe allora affermare che non c'è una vera differenza tra karma positivo e karma negativo? Nel senso che dal momento in cui si comincia a praticare non ha importanza saperlo, qualsiasi cosa serve per fare la rivoluzione umana. Ad esempio la morte di una persona cara può essere occasione di crescita mentre una promozione nel lavoro può essere motivo di arroganza e quindi causa di sofferenza.
Il karma è karma, sia buono che cattivo. Per esempio, ricevere un'eredità di miliardi normalmente sembra un evento positivo, però spesso diventa negativo perché può causare litigi tra i familiari.
Per il Buddismo qualsiasi occasione serve per far emergere la Buddità. Non c'è un karma di per sé negativo, è sempre un'occasione: se è brutto, fallo tu diventare bello.
Nichiren dice che nessuna preghiera rimarrà senza risposta.3
La traduzione giapponese letterale è: «Per il praticante del Sutra del Loto non esiste preghiera che non si realizzi». Il punto è essere praticanti del Sutra del Loto.
Quindi tutto dipende dal momento presente?
Sul passato non possiamo intervenire, ma di fronte alla situazione presente, qualsiasi essa sia, siamo noi che possiamo affrontarla in modo positivo o negativo. A partire da quell'occasione cosa facciamo, quale causa mettiamo? Il passato non cambia, è impossibile cambiare il passato, ma il futuro dipende da quello che facciamo ora.
postato da shakespeare1975 |
06:44
| commenti (2) fede, dolore, daimoku, coraggio, buddismo, determinazione, difficoltà , tamotsu nakajima, daisaku ikeda, felicità in questo mondo, felicità e vittoria, alleggerire la retribuzione karm, discepolo, affidarsi, felicità indistruttibile, sange
La nobiltà di un sorriso
che emana invincibile fermezza
è propria di chi ha ottenuto
magnifiche vittorie.
Daisaku Ikeda
Editoriale:
Tratto da Daibyakurenge, marzo 2009
Invincibili nello spirito
di Daisaku Ikeda
lunedì, 06 aprile 2009
COLPO DI SCENA!
Ho capito in che modo si manfesta la mia parte maschile. Il mio essere yang. Nel modo di trasformare il veleno in medicina, vi giuro sto diventando un campione! E poi le cerco, si sono dipendente da sfide, lo ammetto, infatti delle volte mi chiedo se sia una patologia, ma è mia, pertanto è una splendida patologia! E che cazzo mo basta! Mo' l'oscar come miglior attrice protagonista l'universo me lo deve, per tutto il mio impegno di cui ne sono altamente consapevole, lo voglio, poi lo dono in beneficienza perché non ho questi attaccamenti, ne ho altri, ma lo voglio stringere quest'oscar! Carramba! Si anche io voglio sentire l'universo che così alla sprovista, ma a breve, mi urli: Carramba che sorpresa!
Poi al Gohonzon quando le sfide languono io le cerco, le invoco esattamente, come un vero maschio predatore, ma non il coccodrillo nonmi piace il coccodrillo, preferisco un felino! Un pantero nero! Yes him!
E lui ogni volta risponde al mio daimoku! Il karma negativo quando glielo chiedi te lo fa emergere subito, quello positivo te lo fa sudare sette maglioni, ma questo i è il ritmo, il karma positivo lo assapori con tutte le papille gustative belle dilatate pronete a ricevere, quando trionfi sulle sfide della vida, e per questo occorre lottare determinati con lo spirito di chi ha già vinto, certo della sua vittoria sui propri limiti, perché queste, sono le sfide che invoco, vincere sui miei limiti, espandermi e abbracciare con tutto il cuore più persone possibili e sentirmi profondamente vivo, vitale, perché vitale non è chi non è affetto da una qualsiasi malattia, ma colui che non smette di sfidarsi per espandersi, perché forse ha già capito che è in questo abbraccio il sapore della felicità.
Devo tornare a Perugia a breve a testimoniare per il processo per cui mi sono trovato coinvolto quando vivevo lassù, il che significa rispondere a domande su quel passato che io volevo cancellare anzi debellare, sapevo che dovevo fare la disinfestazione, ma non ho avuto tempo, come sempre ho 10.000 cose da fare!
Ok, la prima vittoria è stata la mia reazione, alla prima reazione, quella del pianto che partiva dallo stomaco e dalla milza, dopo neanche un paio di minuti mi sono detto: "Stop! Hai tutti gli strumenti per vincere"
Ho inziato a cercare il mio centro, la mia vita profonda, il mio Gohonzon che sta nella mia carne, e ho deciso di vincere come un vero eroe di kosen rufu! Ho il Gohonzon, il daimoku, la voce per recitarlo, lo shakubuku, l'attività, la Soka Gakkai e il mio maestro Daisaku Ikeda che non mi abbandona mai nei momenti più difficili, mi scrive un articolo sul Nuovo Rinascimeto, o mi arriva un biglietto con una sua guida, e mi fa sentire il suo cuore, il flusso del daimoku che recita per la felicità di ognuno di noi, allora decido che farò una vera arringa, degno di un vero discepolo di sensei, eserciterò una pressione di cuore attraverso voce e occhi, una pressione di respiro e d'immaginazione verso i loro cuori, li abbracerò e senza scendere dai tacchi gli dirò:" Mo la famo finita?! E cche minchia! " Quello che mi spinge a lottare è poter incoraggiare poi gli altri, è fighissimo incoraggiare! E perché poi inseguito ad ogni vittoria l'universo stappa la bottiglia del karma positivo ed è una gioia immensa perchè quando si vince in questi termini, non si tratta di una gioia solo tua, ma è una gioia che contagia il cuore degli altri che sentono profondamente la generosità della tua offerta e di esserti sfidato non solo per la tua felicità ma anche per quella degli altri. Questo è l'oscar che mi aspetto! Sentire il sapore di questa vittoria, quella della direzione del mio ichinen e il mio ichinen è rivolto totalmente al manifestare la mia natura di "budda portatore sano di felicità", ed ogni volta che mi avvicino a questa condizione ne ho sempre più sete, e allora mi sento felicimente avido di buddità tutta intorno a me e con tutti gli altri, gioioso di aver trasformato di nuovo il veleno in medicina e aver illuminato questo lo stato vitale dell'avidità. Per questo nel buddismo di Nichiren Daishonin i desideri terreni sono illuminazione e non si estirpano, e il mio segreto è riconoscere subito l'aspetto ludico, divertente e positivo della vicenda, quello che è per me il bello delle cose, andando così nella sua direzione praticando per farlo emergere dalla mia vita e permettergli di manifestarsi nel mio ambiente. Vorrei ora riuscire a praticare per sentire gratitudine verso la vita per questa doccia fredda che mi ha gentilemente offerto, così seghiamo subito le gambe al demone, per il resto vi terrò aggiornate!
PS: grazie di cuore per il tempo che mi offrite nel leggere il mio blog.
postato da shakespeare1975 |
11:35
| commenti (1) , colpo di scena, buddismo, sensei, processo, perugia, soka gakkai, nichiren daishonin, ichinen, daisaku ikeda, arringa
sabato, 28 marzo 2009
L'ascoltato tepore del conflitto
E' stato strano percepirlo, io che ho sempre rifiutato il conflitto, in qunato mi sentivo incapace di restare fermo nelle mie posizioni, per insicurezza selvaggia, sicuramente, però so che questo mi accomuna a tante persone, che come me hanno difficoltà a conquistare quella fermezza nello stato d'animo, fermarsiper qualche istante e decidere che questa volta crederò in me ste stesso, nelle mie capacità e nel mio valore profondo. Il fatto stesso di esistere, di decidere di nascere, è la prima grande offerta che noi facciamo alla vita, perché ognuno di noi ha un contributo importante da offrire a questo mondo, che io cerco nei miei vuoti interiori; sono vuoti perché noi li guardiamo con le luci spente, come qualsiasi stanza al buio appare vuota, se fossero vuoti sul serio non percepirei quella pressione forte alla bocca dello stomaco ogni volta che mi ci avvicino, e che mi porta a cercare fuori di me gli ingredienti per colmare quei vuoti, come un amore, una canna, un vizio ed ogni un 'arrogante abitudine. Nel sentiero dell'illuminazione anche quei vuoti si illuminano e scopri cosa potrebbero rappresentare: grandi canali di collegamento tra noi e la grande vita dell'universo, ma vivendo in una condizione di illusione non riusciamo a vederlo questo collegamento poiché non lo ricosciamo e tra noi e la grande vita dell'universo si frappongono tutte le nostre paure, i nostri attacamenti, il piccolo io, l'oscurità fondamentale, che ci impedisce di riconoscere quanto siamo preziosi dentro, così come siamo, questo è il primo passo che io voglio compiere nella lotta contro l'ingiustizia, perché la prima grande ingiustizia avviene dentro di noi, non darci valore è ingiusto!
Come cambia la qualità delle relazioni a quel punto, quella con noi stessi e quella con i nostri compagni di vita, quali i nostri amori, gli amici, i genitori, i colleghi e il datore di lavoro, tutto questo perché impari a dare anche a loro quel tuo stesso nuovo valore. Aver ascoltato il conflitto da questa posizione mi ha portato a riconscerne il tepore, perché riscalda il cuore sentirsi consapevole, mi fa sentire il valore dell'umanità, dove per crescere e avanzare ho bisogno delle relazioni con gli altri, con tutti gli aspetti della relazione compreso il conflitto, vissuto con grande gratitudine per l'altro perché ogni volta possiamo superare i nostri limiti.
percepire porta la propria vita ad avanzare, in quanto ogni volta che si aggiunge una nuova consapevolezza alla propria vita, questa si alimenta e avanza nel sentiero del progresso dell'anima.
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